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Musei in rete e realtà aumentata: il futuro dell'archeologia

Museo archeologico

Il Progetto Eridano arriva per mettere il rete le risorse museali, aggiungendo alta tecnologia. La quale consentirà di vivere una “realtà aumentata” all’interno dei poli interessati dal progetto. Incluso il museo civico di Stellata, in cui sarà possibile vedere in 3D una ricostruzione della Terramara di Pilastri. «Siamo felici del raggiungimento questo risultato – ha spiegato alla presentazione del totem multimediale, installato mercoledì al museo, il sindaco Fabio Bergamini –. Il nome Eridano, dunque Po, ha radici importanti per un territorio che vanta una toponomastica legata ai corsi d’acqua. Il nostro – continua Bergamini, accompagnato dal vice Simone Saletti e dall’assessore Francesca Aria Poltronieri – è uno dei territori con la cultura più antica e siamo orgogliosi di avere qui un Gruppo Archeologico così attivo, nel museo, ed anche negli scavi della Terramara, che stiamo cercando di rendere sempre più social e interessanti». «Per il Polo museale dell’Emilia Romagna (che ha vinto il bando, nel quale erano inseriti i musei ferraresi; ndr) si è trattato di lavorare per valorizzare e tutelare i reperti che sono stati recuperati sui territori – ha specificato Paola De Santis –Con la valorizzazione, puntiamo a creare una maggiore consapevolezza nella cittadinanza, per coinvolgerla e creare con essa un maggiore senso di identità». Il finanziamento derivante dal bando ha permesso di raccordare le risorse culturali. Tra i musei coinvolti: quello di Voghenza (nato in prossimità della necropoli romana), di Ostellato e il neonato museo di Comacchio. Ci sono anche il museo di Pomposa, con numerosi reperti medievali, e poi anche quello nazionale di Ferrara e del Belriguardo. «Dovranno marciare insieme -  ha aggiunto De Santis – per condividere le reciproche esperienze». L’eccezionalità della Terramara, invece, ha permesso di polarizzare l’attenzione su quello che costituisce uno dei siti più interessanti della preistoria.

Inaugurazione totem museo Stellata

Dove opera il Gruppo Archeologico matildeo, presieduto da Daniele Biancardi, e rappresentato da Simone Bergamini. L’architetto Massarenti (dell’Università di Ferrara), accompagnato dall’assegnista di ricerca Martina Suppa, ed il resto della sua équipe, spiega come la normale attività di ricerca accademica si sia affiancata alla «creazione di un sistema, rispetto a musei che operano singolarmente. Per i patrimoni che ospitano, i nostri musei finiscono per creare relazioni importanti: non solo rispetto ai loro reperti, ma anche ai territori in cui si radicano». Al di là degli elementi grafici, le mappe e così via, il totem che è stato inserito all’interno del museo di Stellata, nell’ambito del progetto, permette non solo di visualizzare percorsi e mezzi per raggiungere i siti di scavo e quant’altro, ma anche di “aumentare la realtà”. Con una combinazione di tecnologie digitali e dispositivi (cardboards), come quelli che saranno distribuiti ai bambini che parteciperanno sabato pomeriggio (ore 15) al laboratorio: “Artigiani del passato”. «L’idea è quella di ricostruire quello che non è possibile fare con l’immaginazione – dice Roberto Meschini (Tryeco) – attraverso un artefatto digitale, vagliato da archeologi. Privilegiando un aspetto ludico, rivolto alle nuove generazioni. Un supporto in più, utilizzabile in parte anche in web dunque, che non vuole sostituire la visita ai musei, dal momento che i reperti dal vivo sono un’altra cosa». 

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